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Porto Cervo, 19 Agosto 2010

All’Editore
La Nuova Sardegna

Vorremmo sapere per quale motivo la Vs incaricata Serena Lullia riporta costantemente soltanto la voce del padrone della Costa Smeralda, la Colony Capital con il suo 21% delle quote e mai il parere dei quasi 4000 membri del Consorzio Costa Smeralda che formano il restante 79%, che spesso sono in contrasto con lo stesso per la cattiva amministrazione del C.d.A. interamente espresso dalla sola Colony Capital.

Dopo ogni Assemblea Generale annuale, la Lullia decanta il grande consenso ricevuto dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio Costa Smeralda, nonostante i voti preponderanti del rappresentante della Colony Capital, rispetto ai pochissimi Consorziati (circa 2%) che riescano a presenziare il 31 Luglio, giorno necessariamente dedicato agli arrivi ed alle partenze dalla Costa. Questa data è scelta volutamente ogni anno per avere un numero esiguo di Consorziati presente in aula e per dare gioco facile alla Colony Capital a dominare l’Assemblea, dove si auto-approva il programma e si auto-approva il bilancio consuntivo, pur avendo solo il 21% dei voti totali.

La Nuova Sardegna trascura il significato del voto contrario, che in realtà, sommato agli astenuti, spesso significa la stra-maggioranza dei presenti in aula alle Assemblee Generali. Il profondo malcontento dei Consorziati è chiaramente messo in evidenza dal crescente numero di anno in anno di coloro che si rifiutano di pagare le quote consortili, numero che quest’anno ha superato il 25%. Il rifiuto del pagamento delle quote consortili è diventata infatti l’unica arma di disapprovazione dello strapotere della Colony Capital in seno al Consorzio, che difende esclusivamente i propri interessi speculativi edificatori, trascurando gli interessi più generali dei 4000 Consorziati, che vorrebbero una Costa Smeralda più bella e pulita, più sicura ed organizzata efficientemente per garantirgli vacanze tranquille e senza problemi.

Ci duole constatare che la Vs incaricata non senta mai le parti contrarie e quindi presenti ai lettori della Nuova Sardegna ed ai politici una distorta realtà dei fatti, oltretutto contrario alla deontologia dell’Ordine dei Giornalisti che impone correttezza ed obbiettività nel riportare le notizie. Questo sarebbe particolarmente importante quando si tratta di notizie di un organo che gioca un ruolo così vitale nel settore turistico, che è soggetto ad un degrado costante in questi ultimi anni e che può avere risvolti negativi sull’economia della Gallura, se non di tutta la Sardegna.  

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