La Nuova Sardegna

16 aprile 2008

I motivi della bocciatura della Corte costituzionale, violato il principio di uguaglianza

Tasse sul lusso, ingiustifcate discriminazioni

Rinvio all’UE ribadito sulla compatibilità di alcune imposte

Tributi da analizzare per lo scalo di aerei, panfli e yacht

ROMA. Con l’introduzione dell’imposta sulle seconde case a uso turistico e delle 
plusvalenze dei fabbricati adibiti a seconde case, la Regione ha infranto alcune norme
dello Statuto e dei principi del sistema tributario dello Stato. Non c’è stata invece
violazione della legge che ha modificato il Titolo V della seconda parte della Costituzione.  

Queste in sintesi le motivazioni della sentenza con cui il 13 febbraio la Consulta 
aveva giudicato parzialmente illegittime le cosiddette tasse sul lusso introdotte
in Sardegna con la Finanziaria regionale del 2006 e confermate l’anno successivo.
 

Le motivazioni (72 pagine) sono state depositate ieri. I giudici 
hanno confermato il rinvio alla Corte di giustizia europea
di parte 
degli atti perché si pronunci in via pregiudiziale
sulla compatibilità di alcune 
imposte con le norme del
Trattato Ue. 

Vengono sottoposti al giudizio i tributi per lo scalo di aeromobili e di imbarcazioni da 
diporto: gravano
sulle sole imprese che hanno domicilio fiscale fuori dal territorio  
sardo, configurandosi come un aiuto di Stato (vietato
dall’articolo 87 del Trattato), 
alle imprese che svolgono
la stessa attività con domicilio fiscale nella regione.

Respinto, invece, il ricorso contro l’ipotesi di tassa di soggiorno perché la Consulta 
ha ritenuto corretta, sotto il profilo fiscale, l’applicazione ai soli non residenti. Questi ultimi  

non sopportano alcun prelievo il cui gettito sia diretto al finanziamento di spese pubbliche 
connesse ai servizi e beni
culturali e ambientali sardi e «causano costi pubblici aggiuntivi  
rispetto a quelli programmabili dalla Regione in
base al gettito delle imposte corrisposte 
dai soggetti residenti».

Sono state, infine, ritenute non fondate le censure su una possibile discriminazione 
dei cittadini dell’Ue rispetto ai residenti.

Queste imposte sono previste dalla legislazione di vari Stati. E poi «l’imposta di soggiorno 
non è stata oggetto
di armonizzazione in sede di Comunità europea». Così «gli  
Stati membri possono definire i criteri della sua applicazione,
a condizione che siano 
rispettati i principi del diritto
comunitario e, in particolare, che non siano introdotte misure  
discriminatorie nell’esercizio delle libertà fondamentali
previste dal Trattato». 
«Ingiustificate discriminazioni» di
trattamento: queste comunque le cause sostanziali della

bocciatura. Con violazione degli articoli 3 (diritto di uguaglianza) e 53 della Costituzione.

E discriminazioni individuate dalla Consulta nelle sue motivazioni «tra i soggetti aventi 
residenza anagrafica all’estero

e i soggetti fiscalmente non domiciliati in Sardegna aventi residenza anagrafica in Italia», 
e «escludendo da tassazione
i soggetti fiscalmente domiciliati in Sardegna» sottoponendovi  
invece quelli «residenti negli Stati membri dell’Ue
e non fiscalmente domiciliati in Sardegna».

Luisa Satta  

 

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