TANTO RUMORE PER NULLA.

C’è davvero del marcio in Danimarca (traduci in “Porto Cervo 2011”)?

Si potrebbe davvero scrivere un piccolo giallo attorno alla vicenda della “firma falsa in Costa Smeralda” anche se non c’è il morto. Forse nemmeno il crimine. Quello che certamente emergerebbe, una volta messi tutti insieme i molti pezzi del mosaico e le diverse verità di personaggi ed interpreti, è una piccola guerra al vertice del Consorzio della Costa Smeralda. Inoltre qualcuno potrebbe capire come qualcuno avrebbe cercato di comprare un paio di appartamenti (o quasi) con i soldi dei consorziati. Tom Barrack compreso.

Le fonti ufficiali parlano (e scrivono in carta bollata) di complotti, di ipotetiche truffe, di campagne di diffamazione, di azioni penali e di indagini della Guardia di Finanza. Insomma un gran bel feuilleton confezionato più che per vivacizzare il palcoscenico di Porto Cervo all’apertura della stagione, per preparare il cambio della guarda a palazzo in occasione dell’Assemblea elettiva prevista per fine luglio.

Ma di quali delitti stiamo parlando? O forse è soltanto rumore e fracasso?

Possibile che tutto il caravanserraglio sia sottosopra per una sigla posta per conto del beneficiario da chi aveva pieno titolo per sottoscrivere in prima persona una banale (e troppo tardiva) scrittura privata (neppure registrata) di locazione?

Il buon senso e l’esperienza dicono che se in assoluto si può ipotizzare un illecito, o perlomeno di sorprendente superficialità, in pratica sarebbe stato facile, riscrivere il contratto e farlo firmare dal soggetto interessato. Tanto più che il “plagiato”, ovvero Claudio Gatti, già comandante dei Servizi di Sorveglianza, di quel contratto è stato effettivamente il pieno ed unico beneficiario. Ed a maggior ragione visto che il suo datore di lavoro, la Servizi Consortili della Costa Smeralda (di cui è presidente il direttore generale del Consorzio Costa Smeralda, Salvo Manca) ha pagato regolarmente il canone di locazione. Un problema risolvibili in poche mosse e che - invece - è lievitato in una faccenda molto complicata; diventando molto complessa, sgradevolissima e costosa.

Se il problema fosse davvero quello, non ci sarebbe certo stata una denuncia penale per truffa nei confronti di Manca. Tutt’al più un’indagine interna provocata da uno scambio di missive tra le diverse parti (che vedremo fra poco) avrebbe sollevato critiche sulla faciloneria con cui sono stati stipulati e formalizzati due banali contratti di locazione. Decorrenza, sottoscrizione, datazioni ex-post, effettiva locazione, titolarità del sublocatore. Si è fatto davvero un gran pasticcio. Tanto che la ricostruzione dei fatti non è facile e nemmeno chiara. L’indagine interna, lunga e tediosa, ha impegnato avvocati e creato un clima infernale tra i dipendenti e (i troppi) dirigenti. Se fosse ancora tra noi Shakespeare tornerebbe a chiedersi se ci sia “del marcio in Danimarca”.

Le questioni sono due, in gioco c’è ben altro.
Sebbene direttamente correlate, le questioni in effetti sono due: l’acquisto degli appartamenti e la loro locazione, orchestrata tra amici del quartierino. Ma i veri temi sono altri e sono quelli che fanno implodere il meccanismo.

La questione di fondo è la strumentalizzazione della vicenda nella guerra interna, ormai dichiarata e pubblica, tra il presidente del Consorzio Costa Smeralda e il direttore, che si ritiene accusato e diffamato per ragioni che non sono chiare ma sono certamente finalizzate alla sua rimozione. La loro posizione fa gola a molti ed è stata promessa a tanti (come nel manuale del perfetto politico italiano). Solo questo sembra spiegare perché il vertice della Jaguarao (amico di lunga data di una delle parti in lotta) ha inviato ad ogni membro del Consiglio di Amministrazione del Consorzio un suo resoconto della vicenda, prontamente nascosto ai consorziati.

Non sappiamo se in quella comunicazione telematica Jaguarao Caffé parla solo dei canoni d’affitto reclamati o anche della compra-vendita con “annessa” locazione dei suoi due appartamenti in questione. Due unità a Pantogia, del valore complessivo di circa un milione di Euro.

La compra-vendita.
Secondo la più probabile ricostruzione dei fatti, raccontati in modo molto diversi dai molti interessati, all’inizio del 2008 (o forse prima) essi furono proposti in vendita a persone con cariche di rilievo nel Consorzio. Una di queste ne parlò con un intermediario che a sua volta coinvolse il direttore del Consorzio stesso. Tutto ciò avvenne ben prima del primo aprile 2008, data alla quale si giunse, dopo lunghe trattative, alla sottoscrizione del preliminare di compravendita per due dei tre appartamenti inizialmente considerati. Il terzo fu acquistato da una terza persona, estranea alla vicenda.

Quel giorno stesso decorse immediatamente la locazione dei due appartamenti. Uno fu locato al Consorzio per Manca; l’altro alla sua controllata Servizi Consortili, per Gatti. Vennero pacificamente occupati dai loro inquilini Manca (dal 1° aprile) e Gatti (dal primo giugno) e per molti mesi tutto filò liscio.

Mentre si preparavano gli atti di compra-vendita, Manca, che in un primo tempo si era detto interessato all’acquisto dell’appartamento che occupava, rinunciò all’acquisto. Non è chiaro a chi sarebbe andato l’altro. Non si tratta di un dettaglio ma non ne sappiamo molto.

Quello che è rilevante é che per l’acquisto fu prontamente negoziato un mutuo a garanzia del quale sottostavano i due contratti di locazione per un totale di circa 48.000 euro l’anno, a carico del Consorzio. Contratti spropositatamente favorevoli al locatore e vincolanti per il Consorzio che in otto anni avrebbe pagato almeno la metà del valore d’acquisto.

Poi i tempi della stipula si dilatarono: l’erogazione del mutuo era problematica e tardava, alcuni abusi edilizi non risultavano ancora sanati ed i mesi passavano. Così si spostò il termine per la sottoscrizione dell’atto pubblico dal 30 settembre alla fine dell’anno 2008.

Le locazioni.
Forse è per questo che Jaguarao Caffè avrebbe convenuto di concedere in locazione i due appartamenti al futuro acquirente, fino al 31 dicembre dello stesso anno, riconoscendogli la facoltà di sub-locare, come si fece. Ma non si firmò o non si registrò alcun contratto in quella data. Poi, essendo sfumata la compra-vendita, saltò tutto e fu necessario mettere a posto le cose sul piano formale. Consorzio e Servizi della Costa Smeralda regolarizzano il contratto con la Pevero Alto in data 30 settembre 2008, retrodatando i contratti al 6 giugno.

A partire dal gennaio 2009 sembrerebbe tutto a posto: Jaguarao Caffè affitta a Pevero Alto. Pevero Alto sub-affitta a Consorzio e Servizi Consortili. Questi pagano puntualmente Pevero Alto. Ma, a sentire Jaguarao Caffè, Pevero Alto non paga al suo locatore il canone dovuto. Essendo la transazione di compravendita firmata da una persona fisica, ma la disponibilità degli appartamenti a favore di una persona giuridica e dunque diversa (la Pevero Alto), locataria e e sub-locatrice, è facile fare confusione e cavillare.

E’ solo una questione di affitti non riscossi.
Solo nella seconda metà del 2010, quando Jaguarao reclama al Consorzio i canoni di locazione, i responsabili cadono dalle nuvole e si domandano se hanno versati i canoni alla società giusta e chiedono alla Pevero Alto (che quei canoni aveva regolarmente incassato) se davvero aveva i titoli per subaffittare gli appartamenti e riscuoterne canoni e spese.

Secondo un’interpretazione plausibile, questa storia, attualmente oggetto di azioni legali incrociate, diventa strumentale per chi ha interessi personali da salvaguardare anche se è certamente molto dannosa per il Consorzio.

A quel punto infatti, la sostanza era semplice e le vie (anche legali) da seguire sembrerebbero scontate in una situazione in cui il vero obiettivo è riscuotere i canoni: il proprietario sfratta il locatore insolvente che dovrà pagare o liberare tempestivamente i locali sub-locati. Fatto ciò, il proprietario da un parte da in locazione a Consorzio e Servizi e vive sereno. Dall’altra agisce nei confronti di chi ha riscosso e non ha pagato il canone, magari perché aveva versato una caparra per una compravendita non andata a buon fine ed è in attesa di recuperarla. Ciò non interessa il Consorzio e dunque non ci riguarda.

In alternativa, dicono i malpensanti (che come diceva un famoso personaggio commettono peccato ma spesso dicono il giusto), potrebbe avere anche altri interessi ed altri obiettivi. Per capire se Jaguarao punta a prendere due piccioni con una fava, ovvero fare un favore ad un caro amico che ha un ruolo importante nel Consorzio e così recuperare più facilmente le somme reclamate, dal Consorzio piuttosto che dal suo locatario, bisogna verificare come stanno davvero le cose e se davvero c’è stata una campagna di informazione (o disinformazione) verso il Consiglio di Amministrazione, ai danni del direttore generale.

In questa unica strategia si inserirebbe dunque la vicenda delle firme false che avrebbe fatto esplodere la guerra tra bande in cui l’ex-questore Gatti, paladino della sicurezza e della legalità in Costa, decide di fare una bella denuncia penale, per una sigla “falsa” da lui ignorata per oltre due anni.

Che ci sia del marcio in Danimarca è evidente. Che si sia fatto tanto rumore per nulla sembra altrettanto chiaro. Finirà tutto in una bolla di sapone? Forse. E’ di questi giorni la notizia che la Procura di Tempio ha disposto l’archiviazione dell’indagine per la firma apposta da Salvo Manca.

Tuttavia l’Agenzia delle Entrate si farà sentire e certo la Guardia di Finanza non è stata, e non starà, a guardare. Poi bisognerà vedere se il Consorzio ha pagato i canoni alla società che ne aveva titolo o dovrà pagarli una seconda volta.

In questo caso le azioni di responsabilità, verso chi ha mal operato o mal controllato, non potranno non seguire. Troppi consorziati sono esasperati e sul piede di guerra perché dopo tanto tuonare non finisca col piovere.

Giancarlo Perini.

10 Giugno 2011

 

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